domenica 6 maggio 2012

The dark side of a guy

La citazione nel titolo è basilare per raccontare a grandi linee cosa ho scoperto stamattina nei confronti del mio capo P., o meglio di quello che revisiona i miei lavori. Una parentesi della sua vita che dice e mi ha spiegato molto di lui, con cui ho a che fare da cinque anni a questa parte.


Di poco più giovane di me, molto professionale, molto severo ma capace di momenti di simpatia e palesemente convinto delle mie doti lavorative e personali. Ma nell'ultimo anno l'ho sentito molto più aggressivo nei miei confronti; già chirurgico nelle critiche, ora a volte vago e pindarico nelle sue stilettate all'arsenico. In un paio di occasioni siamo pure scivolati dentro litigate furiose, davanti ad altri colleghi, dove lui faceva scenate per cose tutto sommato piccole (anzi, mi ha brontolato meno per cose più gravi). Non scendo nei dettagli perchè andrei a scoperchiare un bel vaso di Pandora e non è il caso, già toccherò cose pesanti fra poco. Contemporaneamente, si era messo a dieta stretta, il che per lui equivaleva a stare continuamente affamato. Prima di natale, sempre al lavoro, l'avevo sentito parlare al telefono con un amico di quella che poteva essere la sua ex ragazza o una sua simpatia femminile, con cui si era risentito ma dalla quale si aspettava una frequentazione, mentre invece lei era sparita senza farsi più sentire. Un po' per uno non fa male a nessuno, mi venne da pensare. Cavoli, sei aggressivo, maschilista, non sai gestire le tue storie, metti troppo spesso il lavoro al primo posto e mantieni un atteggiamento da capufficio quasi sempre: normale direi, no? Però già mi si era accesa una lampadina. All'effetto, intravedevo cause.


E stamattina, la conferma di qualcosa di più profondo. Ero al lavoro al tavolo di P., cosa che mi è capitata più volte ultimamente perchè lui è stato in vacanza e tornerà a breve; ad un certo punto, aspettando una chiamata, mi sono messa a fare un po' di ordine tra fotocopie vecchie, appunti e vecchi giornali. Ho trovato questo foglio A4, una specie di lettera, e sin dal primo rigo mi si sono chiariti altri dubbi.


In questa missiva P. scrive alla sua ex ragazza o comunque ad una ragazza con cui è stato legato sentimentalmente: sospetta che lei gli abbia fatto una chiamata anonima per poi riattaccare, incapace di parlargli. Lui in sintesi le chiede di dirle se era davvero lei e che da giorni non fa che pensarci, da una certa data in poi lui è come se vivesse una vita parallela, mal percependo ciò che accade. Descrive le sue sensazioni, fa riferimento a fatti del passato, a gesti d'amore, a pensieri romantici. E promette che non l'avrebbe più cercata come già stabilito e chiude augurandole una vita meravigliosa, con nove righe finali a descrivere il bene che prova per lei. Il tutto con uno stile di scrittura ottimo, con espressioni, figure retoriche e perifrasi tipiche dell'innamorato perso, con un'impostazione razionale (lui non le chiede di tornare insieme, non nega i suoi errori, le chiede solo di levarle quel dubbio se era lei al telefono) ma con un'intonazione d'amore lirica, sconvolgente, toccante, totalizzante.


E' incredibile accettare che quelle parole siano frutto dello stesso cranio che mi ha rivolto contro sentenze acide, insulti e persino ipotesi di rimpiazzo lavorativo, ma è così. Forse mi rode che la parte peggiore di P. sia toccata a me, mentre quella migliore è beatamente snobbata da una ex che soffre meno di lui.
Da una parte è rassicurante e piacevole conoscerlo sotto questo aspetto (P. oltre che il cervello ha un cuore, e ben pulsante!) e alla luce di questo trascorso, tra fragilità, incomprensioni e sofferenza. Perchè di certe persone vediamo solo ciò che vogliono o che devono farci vedere, per lavoro, per imbarazzo, per mancanza di legami.

lunedì 30 aprile 2012

Scarpe e borse, a ognuno le sue

Nel mio primo blog ho accennato ad una mia passione atavica a volte irrefrenabile, da cui ultimamente mi sto facendo travolgere sempre più, complice il mio stile di vita e, perchè no, lo scarso numero di uscite serali: la lettura.
Ma perchè il titolo del post accenna a scarpe e borse? Un po' di pazienza e si saprà.
Dal 29 dicembre a oggi 30 aprile, posso bearmi di aver letto nove libri talmente belli, nella diversità che separa l'uno dall'altro, che mi sembra giusto mostrarli qui sul blog.
Ecco quelli di mia proprietà, bruciati nella fase più cupa di un inverno che ci ha anche regalato giornate di neve, da passare rigorosamente chiusi fra le pareti domestiche:


In senso orario sono "L'orda - quando gli albanesi eravamo noi" di Gian Antonio Stella; "La regina dei castelli di carta" di Stieg Larsson (che avevo iniziato due anni fa e che ho ripreso a febbraio, dopo aver visto "Millennium al cinema"); "I sommersi e i salvati" di Primo Levi, di cui fra pochi giorni si ricorderà il 25esimo anniversario della tragica scomparsa e "L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello" del neurologo Oliver Sacks.
Ma 'ste scarpe e 'ste borse? Ancora un po' di resistenza.
Ecco i libri prestatimi da mia cugina, fra cui manca "Il libro segreto di Dante" di Francesco Fioretti (che a mio parere ha provato a fare il Dan Brown de' noartri - ma almeno ho ripassato la biografia del mio amatissimo marito Durante Alighieri):



Sono "Streghe" di Lilli Gruber; "Tre volte all'alba" di Alessandro Baricco, una cosina carina che si legge in due ore pausa pranzo inclusa; "La felicità di Emma" di Claudia Schreiber, vero e proprio caso letterario in Germania e poi in mezzo mondo, bellissimo quanto divertente e struggente nel finale, forse il secondo libro da me letto il quale, arrivata all'ultima pagina, mi abbia fatto singhiozzare; infine "Malamore - Esercizi di resistenza al dolore" di Concita De Gregorio. Gli ultimi tre sono volati in una settimana scarsa.

Le scarpe e le borse? Per me sono appunto i libri. Ne compro continuamente, nuovi o usati, li cerco e li guardo, li uso e li colleziono, li regalo e li consiglio, li diffondo e li recensisco, li riguardo e li rigiro, li bramo e li aspetto. E con altrettanto gaudio li ricevo in dono. Anche se non li leggo subito. Anzi, di libri comprati o ricevuti e non ancora aperti, ahimè, ne ho quanti quelli che ho letto negli ultimi dieci anni. Proprio come fa la maggior parte delle donne per lo più con scarpe e borse, cose che io invece acquisto il minimo necessario indispensabile, piegandomi anche a grandi riciclaggi in caso di matrimoni e altre occasioni mondane.
Ecco un esempio: quattro gioielli fra i più numerosi che ho acquistato nell'ultimo anno ma che ancora non ho degnato dell'attenzione che meritano:




A fila, "Ritorno a Firenze" di Ezio Savino, fantastoria da scuola media ancora sul mio amato Alighieri; "L'isola sotto il mare" di Isabel Allende, ancora imballato; "Le vergini suicide" di Jeffrey Eugenides, da cui Sofia Coppola ha tratto un suo film se non erro (comprato sottocosto con un grattino vincente del sempre paziente F.) e infine un pezzo da novanta: "La banalità del male" di Hannah Arendt sui gerarchi nazisti e l'antisemitismo, di cui sento parlare da almeno un decennio, preso con doppio sconto alla libreria-cartoleria delle poste.
Ma ora che ho appena finito il bel libro della De Gregorio, so già dove riporre energie e tempo domani pomeriggio:


Iniziato cinque anni fa con tutte le mie migliori intenzioni (il mio adorato amico M., cui l'avevo prestato, l'aveva divorato in due settimane!) e lasciato a pagina 134, incastrata in una trama a dir poco sibillina. Ma, come disse una volta la mia golosissima nonna paterna davanti ad un vassoio di coratella d'agnello squisita ma un po' duretta: "Non gliela darò vinta". E in effetti a quel pranzo non avanzò un granchè.

giovedì 26 aprile 2012

Tra senso di giustizia e malignità

In oltre 30 anni di vita sono venuta a sapere di  vari episodi poi diventati storici che hanno per così dire rincuorato il mio senso della giustizia, almeno per un minuto.
Il crollo del muro di Berlino.


La fucilazione di Ceausescu.
Le scuse ufficiali della chiesa cattolica, sotto Giovanni Paolo II, a Galileo Galilei, a Darwin, agli ugonotti, alle vittime delle guerre sante e dell'Inquisizione e alle donne.
Le lacrime di Francesco De Lorenzo dopo lo scandalo Tangentopoli.
L'arresto di Callisto Tanzi.
La vittoria della nazionale di calcio italiana ai rigori (per un senso di compensazione).
Lo scandalo Vallettopoli e la scoperta di troppi enormi altarini.
Le dimissioni di Berlusconi.
La scelta del colosso Ikea di rifornirsi presso ditte italiane anzichè cinesi.
Messi che sbaglia un rigore importantissimo.
Mourinho in ginocchio, ieri sera a Madrid.





martedì 17 aprile 2012

Impossible is nothing

Dopo oltre quattordici mesi Maria Sandra Mariani è stata liberata. Al momento questa donna mi appare come un grande esempio di coraggio, forza e resistenza, da cui tante persone avrebbero solo da imparare. Me compresa.

lunedì 9 aprile 2012

Fantasmi del passato

Uno dei miei migliori amici, B.,  starà qualche mese all'estero. Negli ultimi giorni ha voluto salutare alcuni fra i suoi compari più stretti, fra cui io. Ci siamo trovati  a casa di altri ragazzi, due chiacchiere, due birre, una fetta di dolce alla ricotta. E poi, salutati i padroni di casa, mi ha detto che mi doveva dare delle cose. Io ho capito all'istante, già me l'aveva accennato mesi addietro. Mi ha portato nello sgabuzzino di casa di sua madre, ha tirato fuori due biciclette e ha cominciato ad estrarre da una scatolona di cartone foto su foto, a colori, in bianco e nero, sfocate, a fuoco, grandi, piccole, medie; alcune già viste, alcune dimenticate, molte ignorate. Almeno la metà erano di amicizie in comune (oltre a queste, lui ha avuto anche un'altra comitiva) per cui, alle due di notte, mi sono ritrovata a vedermi passare davanti agli occhi una fetta di vite, inclusa la mia, racchiudibili tra il 1998 e il 2003. Una fetta che avrei voluto non rinfrescare con occhi e mente, una fetta di passato che fa più male che piacere. Perchè il passato è passato ca**o, e il nome non è aleatorio. E vedere frammenti di felicità camuffati da festicciole, concerti, cene e compleanni, che poi hanno avuto proseguimenti per niente lieti è stato molto pesante. A parte la mia antifotogenia e goffaggine croniche, non ero pronta a rivedere un paio di scatti raffiguranti il mio improbabile fidanzatino di allora nè a ripensare, per la milionesima volta, a quanto fossi stata ingenua, al limite della stupidità cioè, per non essermi accorta in tempo del suo lato egoista e bugiardello. Ma la mia relazione non è stata purtroppo l'unica ad essere andata distrutta nel tempo. C'erano alcune foto di una ragazza un po' più giovane di me, dolce e affettuosa e dai gravi problemi familiari, che ai tempi stava con M., miglior amico di B.; lei però in fatto d'amore ha avuto un destino più doloroso del mio, perchè la sua relazione non finì per sua iniziativa e anzi dovette subire l'umiliazione del raggiro e del tradimento. Poi c'erano altre istantanee dello stesso M., tanto bello come ragazzo quanto maledetto come fidanzato. Nel frattempo, abbondavano a destra e manca fotografie dell'ex storica di B., il quale probabilmente ha la palma nera in fatto di cuori spezzati, ma che ha fatto la scelta di non stracciare nè buttare niente, cosa che invece io ho fatto più volte - eh si, sono per la damnatio memoriae. Poi ancora scatti ad altre due ex coppie, pure loro partite bene e finite nel guano. Poi un ragazzo che anni dopo sarebbe scomparso per un male lento ma corrosivo, che se l'è preso un pezzetto per volta. Infine una ragazza cui un incidente stradale avrebbe portato via venti anni di vita, perchè adesso ha il cervello come quello di una bambina di cinque anni, lei che con quel suo metro e cinquanta scarso ed i capelli lunghi sembrava davvero una bimba, e dire che era pure sposata. In quello sgabuzzino umido, in una notte che sembrava non finire più e invece erano passati solo una quarantina di minuti, ammetto di non aver versato una lacrima, forse l'avevo fatto a sufficienza in passato, forse ero troppo stanca o forse sono davvero abbastanza vecchia per non averne avuto bisogno, ma quelle foto mi hanno appesantito l'anima. Col permesso di B. avrei potuto portarne via ad libitum, eppure mi sono limitata ad una quindicina di immagini, quasi tutte mie e in scenari fortunatamente poco impegnativi. Per alcune ero tentata di appropriarmene, ma alla fine le ho lasciate lì dove stavano, come il 95% di quegli altri fantasmi, e chissà se a ottobre verranno rispolverati da altre mani timide, da altri cuori doloranti.

giovedì 5 aprile 2012

Un po' di outing

Sto leggendo un libro del neurologo Oliver Sacks molto, molto interessante. Sono racconti di casi clinici studiati dagli anni '60 in poi: niente di inventato quindi - come piace a me - ma molto di bislacco. E anche qualche "lume". Vedasi la sindrome di Tourette, che ignoravo beatamente fino a poco fa e che un po' sembra descrivermi. Solo un po', per fortuna.
Cito testualmente: "...è caratterizzata da un eccesso di energia nervosa e da una smodata produzione di gesti e atteggiamenti bizzarri: tic, scatti, manierismi, smorfie, versacci, imprecazioni, imitazioni involontarie e ogni sorta di ossessioni, uniti a un singolare e dispettosi senso dell'umorismo e a una tendenza a comportamenti buffoneschi e stravaganti. Nelle frome più acute la sindrome di Tourette interessa ogni aspetto della vita affettiva, istintuale e immaginativa; nelle sue forme più blande, e forse più diffuse, può limitarsi a movimenti e impulsività fuori del comune, ma anche qui con qualche elemento di bizzarria".

Forse questo spiega in parte la mia tendenza a fare imitazioni di bassa lega (ma la modulazione della voce è un esercizio tipico di chi canta, seppur da dilettante?), o il mio lato infantile, o la singolarità di certe mie tendenze estetiche - in genere non proprio in linea alle mode del momento?


Ormai è cosa risaputa: blu e azzurro sono i miei colori preferiti, anche se mi ci sono voluti anni prima di decidermi a farmeli innestare fra i capelli...E anche se mi fanno sembrare più una tifosa dell'Inter o del Barcellona, piuttosto che del mio Milan.

lunedì 26 marzo 2012

Devo ripetermi...

Il cinema italiano non mi ha mai convinto molto, l'avevo già scritto per chi ha avuto la pazienza di leggere il mio primo blog. Non sto parlando di Pontecorvo o Fellini, Rossellini o De Sica, ma dei contemporanei.
Avevo dedicato qualche riga alle storture di bocca che mi causò la visione di "Tutta la vita davanti", che pure non è male in generale ed ha il grande merito di parlare di una storia dei giorni nostri....ma anche con molte aggiustature ad hoc.
Ed è proprio questo che non mi piace di certe pellicole: che si aggiustino le situazioni e si semplifichino le sceneggiature, per poi complicarsele coi dettaglini. Per cui, via alle storie estreme, mai abbastanza realistiche, con incongruenze, luoghi comuni a gogò, cadute e salite tipo rollercoaster, finalini prevedibili, cattivi più patetici che cattivi, scene di litigate col fiatone.


Ora ad esempio sto scrivendo dopo la visione di "Parlami d'amore" di Silvio Muccino, sul canale 30. L'ho notato, ancora ai titoli di testa, perchè volevo vedere cosa c'era sul 31 e perchè come colonna sonora c'era quella inconfondibile canzone pacifista degli anni '70 del film "Fratelli nella notte" (e subito si attinge da altri, olè).
Sapevo già che il film era stato scritto dal biondo ex zeppolante Silvio a quattro mani con un'amica 50enne sceneggiatrice e che lui parlava della sua maturazione artistica facendomi venire in mente un bambino orgoglioso di aver imparato ad andare in bicicletta senza le ruotine. Sono scettica, si, perchè credo che scrivere e dirigere un film precluda una profondità, un'arte e un talento grandi, grandi, grandi.
Dopo un po' di sfoggio di muscoli, santa palestra, inizia la storia. Si intuisce subito una certa simpatia e feeling per una donna appena conosciuta. Ma c'è anche di mezzo una giovane che attira molto il protagonista Silvio: una tipa bellissima, biondissima, ricchissima, solissima, sballatissima, tragicissima, arrapatissima. Minchia, ce le ha tutte lei, tranne la madre che le telefona per chiederle se ha abbastanza soldoni da scialacquare. Ah, ma già, lei è piena di traumi infantili. Ah, ma già, il Muccino junior ha un debole per le belle-e-maledette, vedasi quell'altro film con la Violante Placido. E menomale che erano le donne a innamorarsi degli stronzi.
Silvio poi vive e lavora con e per la bella biondona, ergo non ha problemi di affitto o di soldi, o di studi da finire, anche se la sua infanzia, battutacce a parte, è stata davvero traumatica. Solo che avrei giurato che stare a Roma significasse anche guardarsi dai furti nella metro, fare 3 ore di fila per pagare le bollette alle poste, stressarsi fra traffico, stranieri, carovita. Bah. La capitale di Silvio non per niente così, anzi è quanto basta per una bella passeggiata in centro se non è un bel parco su cui darsi appuntamenti e sbraitare.
Lui poi ha un'abilità che non aveva mai usato fino a quando un cugino, suo unico parente in vita, non gli chiede aiuto. L'abilità è quella del gioco del poker: occhio, osservazione, pazienza, psicologia umana (le battute che ne parlano sono la cosa più carina del film, assieme al cane), sangue freddo.
Ovviamente Silvio, della sua abilità iperlucrosa e alla moda, prima ne fa uso, ricordandomi più volte "Il giocatore", poi abuso e infine superabuso, in un turbine di locali di lusso, vincite, alcol, soldi, sesso con la bellona - che ovviamente non aveva un fidanzato geloso, e perchè mai -, frustrazione e dolore.
Poi il drammone: l'allontanamento della sua amica e chissà mai perchè, e il successivo ritrovamento. Dopo alcune sfuriate da emicrania, il fidanzamento dei due. E poco prima la superpartitona dove, carta dopo carta, il suo primo maestro gli dice in loop "Non è colpa tua" e lui, forse, sembra superare in parte i fantasmi del suo passato. Ma qui quale è la fonte? "Will Hunting-Genio ribelle", ahi ahi. Beccato.


Speriamo che "Un altro mondo" sia migliore, soprattutto per chi l'ha già visto.